Il nucleare in Italia:

una grande menzogna

Convegno "Energia nucleare: sporca o pulita?"

Senato della Repubblica, 25 novembre 2009 - Organizzato da Intesa Consumatori - Codacons

 

Testo integrale del mio intervento al convegno:

 

Con il mio intervento intendo introdurre questioni che solitamente non vedo affrontate nel dibattito relativo alla nuova introduzione dell'Energia Nucleare nel nostro Paese.

Avranno pazienza il Presidente del Senato Schifani e il Presidente della Commissione attività produttive Belli, che mi hanno preceduto, se i numeri e i fatti che porterò confuteranno gli argomenti illustrati nei loro interventi, peraltro del tutto qualitativi. Il primo argomento che voglio affrontare è il seguente:

 

È utile costruire centrali nucleari?

 

Nel trasporto dell'Energia Elettrica le perdite di rete sono un fatto importante. Una certa quota di perdita dell'energia, circa il 10%, è ineliminabile: mi riferisco in particolare alle perdite per Effetto Joule legate alle alte correnti e per Effetto Corona legate alle alte tensioni. Esistono oltre a queste, che ripeto sono ineliminabili, altre perdite dovute all'inefficenza della rete.

 

A questo punto occorre fare un po' di storia

 

Negli anni '60 il neo costituito Ente Nazionale per l'Energia ELettrica (ENEL), sorto nel 1962, nazionalizzò i quasi 1300 produttori di energia elettrica delle penisola. Quindi ENEL si trovò ad ereditare una rete di distribuzione nazionale che non era stata concepita come "rete geografica", ma piuttosto per soddisfare le esigenze locali dei singoli produttori. Nel corso degli anni, prima ENEL e poi TERNA molto hanno fatto per riorganizzare la rete e gestire l'insieme dei carichi e dei produttori, anche esteri. Ciononostante molto rimane ancora da fare o migliorare, per esempio per le dorsali tirrenica e adriatica ed i relativi collegamenti trasversali, ma non solo. I punti di congestione della rete sono dovuti non solo alle ragioni storiche anzidette ma anche all'orografia del nostro paese, piuttosto accidentata.

Ancora ai giorni nostri la stessa TERNA, che ha ereditato da ENEL la rete di distribuzione, individua una miriade di punti critici nella rete come si può vedere dalla seguente figura.

Claudio Poggi - La GD e la rete di Trasmissione AT - Zone critiche di congestione - 1Claudio Poggi - La GD e la rete di Trasmissione AT - Zone critiche di congestione - 2

Rimodernare la rete di distribuzione

 

Facciamo due conti: se è vero che in un anno vengono consumati circa 340.000 GWh, e se è vero che di questi il 10% è dovuto alle cause ineliminabili di cui dicevo ed almeno il 20% alle inefficenze di rete, si ha che semplicemente migliorando la rete per eliminare queste ultime si potrebbero risparmiare almeno 68.000 GWh, equivalenti a 10 o 12 delle nuove gigantesche centrali EPR che si vorrebbero costruire.

A questo punto è chiaro che rimodernare la rete di distribuzione non solo comporterebbe un enorme risparmio di energia, ma renderebbe anche possibile risolvere in molti casi i problemi dovuti all'inquinamento elettromagnetico che vengono suscitati sempre più spesso dagli utenti, e quindi come effetto collaterale desiderabile si avrebbe una riduzione del contenzioso e un impatto presumibilmente positivo sulla salute dei cittadini. Mi rendo conto che rimodernare una rete non induce un giro di affari così vasto come quello dell'"opzione nucleare"...

 

Ma non è finita, infatti tutti abbiamo ben presente il grande blackout del 2006. Fu originato da un relativamente piccolo inconveniente che si tradusse però in un sottofrequenza (come sapete quando c'è maggiore richiesta di potenza, la frequenza di rete si abbassa); al raggiungimento della soglia inferiore di frequenza i vari generatori della penisola si sganciarono dalla rete automaticamente e quindi, nel giro di pochissimo tempo, il deficit di potenza iniziale si trasformò in blackout generalizzato.

 

Il problema non è solo quello dell'ammodernamento della rete, ma anche della sua gestione. Quest'ultima è di una complessità enorme e richiede uno sforzo finanziario notevolissimo. Se noi mettessimo in grado il gestore di rete di mettere a punto sistemi sofisticati di gestione di rete, comprendenti anche la GD (Generazione Distribuita), avremmo senz'altro come ulteriore effetto benefico il poter rivendere un know-how tanto innovativo. Questo è ancora più vero dal momento che l'impatto della GD stà diventando anno dopo anno sempre più rilevante: si pensi che nell'anno passato l'incremento di GD dovuto alle energie pulite, specialmente all'eolica, è stato superiore al 60%.

 

Concludendo mi sembra che i numeri dimostrino come sarebbe estremamente più conveniente fornire al gestore della distribuzione risorse per il miglioramento della rete, per la sua gestione ed il dispacciamento , piuttosto che spendere cifre molto maggiori per l'avventura nucleare. Un'ulteriore aspetto di cui voglio parlare molto brevemente è quello della pericolosità.

 

Pericolosità degli impianti nucleari

 

Gli impianti nucleari sono sostanzialmente molto sicuri.

Consideriamo che il più grave incidente mai successo in occidente, quello occorso al reattore di Three Miles Island, che comportò la fusione del nocciolo, ebbe sostanzialmente impatto zero: nel senso che la struttura tenne (e si trattava di un reattore ancora di seconda generazione!), e ci fu solo un rilascio di radioattività nell'ambiente tutto sommato, in confronto all'evento, modesto.

In realtà le peggiori paure del pubblico (cose tipo "sindrome cinese", esplosioni ecc.) non possono avverarsi mai, perlomeno in reattori costruiti in occidente e correttamente gestiti (sono esclusi da questo ragionamento molti dei reattori dell'Est Europeo, Tchernobil insegna).

 

Esiste però una considerazione che non vedo mai affrontata nei dibattiti: è vero che gli impianti nucleari sono sicuri, dal punto di vista "nucleare", ma è anche vero che sono pur sempre impianti industriali.

E di quale complessità poi! Chi abbia una qualche consuetudine con gli impianti industriali sa che eventi sia pur non catastrofici possono succedere e succedono infatti, continuamente: la rottura di una flangia, la corrosione di un tubo, una cricca in una saldatura sono eventi inevitabili!

 

È vero che probabilmente stare vicino ad una centrale nucleare è più sicuro che stare vicino ad un complesso petrolchimico ma è senz'altro vero che non è del tutto consigliabile (gli abitanti di Trino e di gran parte della Provincia di Vercelli, o di Tricastin, tanto per citarne alcuni, mi sembra abbiano opinioni ben precise in proposito).

 

Si incominciano a vedere pubblicati i primi riscontri scientifici di indagini epidemiologiche che testimoniano per esempio di un incremento delle leucemie fino ad una distanza di alcuni chilometri dai siti nucleari. Lo stesso incidente di Three Mile Island, che ho citato prima, non ebbe conseguenze immediate drammatiche, almeno per il pubblico, ma nel lungo periodo nella zona è stato registrato un significativo incremento delle leucemie.

 

Con questo, è ovvio, voglio rispondere a quelli che con assoluta leggerezza argomentano "...ma perchè non dovremmo avere anche noi centrali nucleari, dal momento che al di là del confine, a 300km, ne abbiamo moltissime?". La realtà dimostra quanto sia salutare stare lontani da una centrale nucleare, e che 300 km sono senz'altro meglio di 30.

Chi fa affermazioni come quella appena citata o mente sapendo di mentire o non si è documentato, mi pare evidente.

Infine un'ultima considerazione:

 

Stiamo affrontando seriamente il problema?

 

L'unica centrale nucleare in costruzione in Europa è quella di Olkiluoto 3 in Finlandia, che è, guarda caso, dello stesso tipo (EPR) di quelle che dovrebbero essere costruite in Italia.

Il tempo di costruzione preventivato era di 4 anni. Attualmente ha un ritardo di 3,5 anni ed il costo è aumentato del 60% ...per ora. La cosa grave è che STUK, ente tecnico Finlandese di controllo, ha rilevato gravi mancanze in molti settori della costruzione. Per esempio la responsabilità della composizione del cemento usato per la costruzione della struttura resistente è stata di fatto lasciata al fornitore, senza che nessuna specifica e nessun controllo sia stato fatto dal committente.

 

Cosa sarebbe successo in un paese come il nostro, in cui più e più volte si sono registrati casi, a volte tragici, di "cemento depotenziato"? La lista delle mancanze riscontrate è lunga, lunghissima, ma tra tutte colpisce soprattutto l'accusa di incompetenza relativamente alla parte di automazione e controllo del reattore. Cosa potrebbe succedere in Italia se, come pare inevitabile, i siti di costruzione dei reattori italiani saranno "militarizzati" (al pari dei depositi di spazzatura nel Napoletano), e quindi sottratti ad ogni tipo di controllo di qualità "terzo"?

 

Ma a parte le "sottovalutazioni" di tipo tecnico, ne esistono altre secondo me ancora più gravi: quelle di tipo politico.

 

Due esempi

 

Cito solo due esempi, anche se tutti noi ne potremmo portare numerosi altri.

Il primo riguarda Roberto Adinolfi, Amministratore Delegato di Ansaldo Nucleare, che solo pochi giorni fa ha dichiarato pubblicamente che per le scorie saranno creati siti di stoccaggio nazionali e regionali. Non riusciamo a gestire su base regionale neppure la spazzatura, figuriamoci le scorie nucleari.

Il secondo è relativo al ministro Scajola, che indubbiamente è convinto di passare alla storia propugnando questa nostra nuova stagione nucleare. Ad un intervistatore che argomentava come non si potessero lasciare a privati alcune scelte fondamentali relative alle centrali nucleari, rispondeva che, come nel caso della costruzione di un albergo, il privato non doveva chiedere al ministro come fare le cose. E, concludeva dicendo che "in fondo una centrale nucleare è più interessante di un albergo..."!

 

Cosa volesse dire, non so.

 

 

 

Testo integrale dell'intervento